ALTRE AFRICHE
Sudafrica, la scuola di plastica

È difficile che l’apertura di una nuova aula in una scuola di periferia diventi una notizia. Se però l’aula è come quella aggiunta di recente all’istituto primario Sedibathuto, nella township di Soweto in Sudafrica, qualche ragione in più c’è: innanzitutto perché è stata costruita usando, al posto dei mattoni, decine di migliaia di bottiglie di plastica. E poi perché i suoi ideatori sperano di trasformarla da un’eccezione in una norma.

L’idea ha avuto una gestazione lunga anni, come si addice alle utopie. Del resto si trattava di risolvere non uno, ma due problemi. Primo, la quantità eccessiva di plastica che ogni giorno finisce nelle discariche sudafricane: stando alle stime più recenti dell’associazione di categoria Plastics SA, nel 2015 è stato recuperato solo il 20% di questo tipo di rifiuti. Secondo, la mancanza cronica di strutture scolastiche in molte parti del paese, che ha creato situazioni come quella di un liceo nei pressi di Polokwane, nel nordovest: qui, per circa dieci anni, più di 800 alunni hanno avuto a disposizione appena otto classi, scatenando le proteste dei genitori. Numeri che danno l’idea dell’entità della sfida, raccolta da due imprenditori. A iniziare è stato Faan Muller, che nell’industria degli imballaggi ha lavorato per anni e proprio per questo, nel 2010, ha iniziato a ragionare su come passare dal semplice riciclo al riuso. Ambizione diventata realtà con l’aiuto dell’esperto di marketing Keith Petitt, ideatore del nome evocativo della nuova organizzazione non-profit: Bottles 2 build schools, (Bottiglie per costruire scuole).

Il punto di partenza è un contenitore di plastica che, grazie alla sua forma particolare, una volta svuotato può essere combinato con altri simili – come avviene con i mattoncini Lego – e usato per creare, con l’aggiunta di una cornice metallica, strutture stabili e solide. Ad acquistare queste bottiglie (piene) per distribuirle e raccogliere i fondi necessari alla costruzione sono aziende e realtà del territorio con cui Bottles 2 Bulid, basata a Benoni, nei pressi di Johannesburg, ha stretto accordi. I “vuoti” vengono poi recuperati dai loro ideatori e riutilizzati come mattoni: per un’aula scolastica ne servono circa 90.000. Un numero importante, che finora ha in parte limitato l’impatto dell’iniziativa: sono una cinquantina le aule costruite in questi anni, ma fare di più – sostiene Petitt – è possibile. Grazie anche al progetto di una app per cellulari che dovrebbe rendere più facili il conteggio e il recupero delle bottiglie, aiutando potenzialmente ad espandere la rete delle realtà solidali.