Sud Sudan
Tempo prezioso per costruire la pace

Nella foto il presidente del Sud Sudan Salva Kiir

La proroga di sei mesi per formare un governo di unità transitorio, concordata lo scorso 3 maggio dai partiti di governo e di opposizione del Sud Sudan, è stata approvata dai delegati dell’Igad, l’Autorità intergovernativa regionale per lo sviluppo, che dall’inizio della crisi sud-sudanese è impegnata nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto.

Le parti in lotta in Sud Sudan si erano riunite per due giorni ad Addis Abeba per discutere dello stato di attuazione dell’accordo di pace rinnovato (R-Arcss), firmato lo scorso 12 settembre dal presidente Salva Kiir e dal leader dell’opposizione Riek Machar, per porre fine alla guerra civile che affligge il paese africano dal dicembre 2013.

Alla fine dei colloqui, i due attori hanno evidenziato la mancanza di volontà politica, finanziamenti e limiti di tempo come i principali ostacoli che hanno ritardato l’attuazione delle attività pre-transitorie e sottolineato la necessità di garantire che le osservanze in sospeso siano adeguatamente finanziate entro un tempo definito e ragionevole.

L’estensione prolunga di otto mesi la fase di pre-transizione, scaduta il 12 maggio, che avrebbe dovuto precedere la transizione vera e propria della durata di tre anni, al termine dei quali dovranno tenersi nuove elezioni. Il presidente Salva Kiir, che non ha mai smesso di trattare con i gruppi armati che si rifiutano di riconoscere l’accordo, ha affermato che il Sud Sudan ha bisogno di almeno un anno, perché le piogge stagionali da maggio a novembre rendono impraticabili le strade sterrate in gran parte del paese.

Proroga non rinnovabile

L’Igad ha però chiarito che la proroga di sei mesi non è rinnovabile e per questo ha esortato le parti ad adottare tutte le misure necessarie per accelerare l’attuazione degli adempimenti ancora pendenti.

Nel frattempo, nel tentativo di favorire la pace, Kiir ha revocato lo stato di emergenza imposto nel 2017 in cinque stati del Nord del paese; mentre Machar ha costantemente supportato l’attuazione dell’R-Arcss, essendo pienamente consapevole che pur non essendo l’opzione perfetta è comunque quella su cui puntare per portare finalmente la pace in Sud Sudan, dopo la dozzina di accordi precedenti tutti falliti.

Inoltre, sia Kiir sia il vice-presidente Taban Deng ritengono che per concretizzare l’intesa di pace Machar dovrebbe rientrare definitivamente a Juba dal suo esilio a Khartoum, ma l’ex vice-presidente ha già fatto sapere che tornerà dal Sudan solo quando sarà completato il processo di acquartieramento delle milizie governative.

C’è anche da tenere presente che nelle regioni di Equatoria e di Bahr al-Ghazal, nella parte meridionale e orientale del Sud Sudan, i combattimenti non sono del tutto cessati; mentre secondo un recente studio della London school of hygiene and tropical medicine il conflitto ha già causato circa 400mila vittime, oltre due milioni di sfollati e minato lo sviluppo della nazione africana.

L’analisi dell’Icg

Nella sua ultima analisi sulla crisi in Sud Sudan, l’International crisis group (Icg) ha rilevato che la proroga concordata dalle due parti in conflitto rappresenta la migliore opzione disponibile per salvare l’accordo di pace, che ha prodotto il primo cessate-il-fuoco duraturo. Secondo i ricercatori dell’Icg, considerate le premesse, l’estensione di sei mesi decisa il 3 maggio costituisce comunque una soluzione che evita la formazione unilaterale di un nuovo governo da parte di Kiir senza la partecipazione del principale partito di opposizione. 

Quando nel luglio 2016 il governo ha seguito tale approccio, decidendo di sostituire Machar con Taban Deng, il conflitto si è dilatato per altri due anni. Un altro aspetto positivo è insito nel fatto che i rappresentanti del governo hanno promesso cento milioni di dollari per il processo di implementazione dell’accordo. Oltre al fatto che se Kiir farà fede a questo impegno contribuirà a rasserenare i donatori occidentali, guidati dalla Troika (Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia) e dall’Ue, sempre più irritati dalla riluttanza di Juba a spendere i propri soldi.

Tuttavia, il think tank di Bruxelles esorta Kiir e Machar a non sprecare i prossimi sei mesi come è stato fatto con gli ultimi otto, trovando un accordo sulle misure da attuare prima della formazione del nuovo governo di transizione. Le due parti devono dunque prendere decisioni difficili e i partner stranieri dovrebbero incoraggiarli a proseguire nell’attuazione della road map per evitare il riacutizzarsi del conflitto.

Nella sostanza, la decisione di estendere il termine della fase di pre-transizione rappresenta un mero palliativo perché non affronta né il problema dei numerosi gruppi ribelli che Machar farà di tutto per accogliere nella sua compagine di opposizione, né risolverà la lotta di potere ancora in corso tra lui e Kiir. Di conseguenza, non costituisce certo una svolta nella realizzazione dell’R-Acrss, ma è pur sempre un risultato che consente di preservare il cessate il fuoco e aiutare gradualmente il Sud Sudan a raggiungere una pace più duratura e completa.