Gabon
Tentato golpe, fallito in poche ore

Nella foto in alto: il presidente francese Emmanuel Macron abbraccia Ali Bongo durante una visita a Parigi del presidente gabonese, prima di essere colpito dall'ictus.

Sopra: il video dell'annuncio del golpe militare (7 gennaio) e il discorso alla nazione del presidente (31 dicembre 2018).

Un colpo di stato orchestrato da un pugno di giovani militari in Gabon è stato rapidamente sventato dalle autorità di Libreville. Cinque uomini sono stati arrestati, tra cui il tenente Kelly Ondo Obiang, il soldato che la mattina del 7 gennaio ha guidato l’irruzione nella sede della radio nazionale, la Radio Television Gabonaise (RTG), per annunciare il colpo di mano.

In radio, Obiang ha letto un comunicato in cui criticava il video-messaggio di fine anno del presidente Ali Bongo Ondimba. Inoltre, sosteneva che questi non fosse più in grado di esercitare il potere perché malato e che i militari - una decina - erano intervenuti per garantire la democrazia e l’integrità territoriale del Gabon.

Al termine della lettura si era qualificato come vice comandante della guardia repubblicana e presidente del sedicente Movimento per la Gioventù patriottica delle forze di difesa e sicurezza del Gabon (Mpjfds). Poche ore dopo, Obiang è stato arrestato dalla polizia in una residenza nel centro di Libreville. Fonti di Radio France Internationale Africa, hanno inoltre riferito che due dei militari golpisti sono stati uccisi e uno è rimasto ferito durante l’arresto.

Il portavoce del governo, Guy-Bertrand Mapangou, ha assicurato che i soldati coinvolti nel tentativo di destituire l’attuale presidente non erano noti alle gerarchie militari. Come era prevedibile, la Francia, ex potenza coloniale, attraverso il portavoce del suo ministero degli Esteri ha condannato ogni tentativo di rovesciare il governo legittimato dalla Costituzione.

Da segnalare anche, che pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno inviato in Gabon un primo reparto scelto di 80 soldati, pronti a intervenire nella Repubblica democratica del Congo per proteggere gli interessi americani, nel caso in cui scoppiassero disordini dopo l’annuncio dei risultati delle contestate elezioni presidenziali del 30 dicembre.

Altri tre tentativi falliti

Il piccolo paese africano, in passato, era già stato teatro di altri tentativi di golpe. Il primo dei quali si è verificato neanche quattro anni dopo l’indipendenza dalla Francia, il 18 aprile 1964, quando un colpo di Stato militare incruento depose il primo presidente del Gabon, Léon M’Ba, e consegnò il potere nelle mani di Jean-Hilaire Aubame, leader dell’Unione democratico-sociale gabonese (Udsg), di tendenza radicale. Ma l’immediato intervento dei paracadutisti francesi, operato in virtù di un trattato firmato proprio da Aubame quando era ministro degli Esteri, riportò M’Ba al potere nell’arco di 24 ore. Altri due tentativi di colpo di stato furono sventati nel settembre 1990.

C’è anche da ricordare, che la Corte costituzionale, considerata vicina alla maggioranza presidenziale, nello scorso maggio aveva deposto il primo ministro Emmanuel Issoze Ngondet e il suo governo, imponendo anche lo scioglimento della Camera bassa del parlamento. Una scelta giustificata dal protrarsi del ritardo nell’indire le elezioni parlamentari - inizialmente previste per il 27 dicembre 2016 - che avrebbero dovuto svolgersi entro il 30 aprile 2018 e sono state poi rinviate al 6 ottobre.

Come nelle precedenti elezioni che hanno sancito la riconferma di Bongo, anche queste sono state oggetto di dure contestazioni da parte dei principali partiti di opposizione, che hanno denunciato brogli, irregolarità e massicce frodi nelle operazioni di voto da parte del partito di governo.

Per inquadrare meglio lo scenario in cui è maturato il tentato putsch, è importante precisare che Ali Bongo mentre si trovava in Arabia Saudita, il 24 ottobre 2018 è stato colpito da ictus che gli ha causato problemi cerebrovascolari. Attualmente si trova in Marocco, dove sta continuando le cure mediche.

Oltre mezzo secolo al potere

Ali Bongo è stato eletto per la prima volta presidente della ex colonia francese nell’ottobre 2009, dopo la morte del padre Omar, deceduto a Barcellona nel giugno dello stesso anno. Omar Bongo aveva retto le sorti del paese dal novembre 1967. Il figlio Ali è stato rieletto nel 2016, alimentando la sete di potere di una famiglia che da oltre cinquant’anni regna come una monarchia su un paese dalle mille contraddizioni, tra i maggiori esportatori di petrolio del continente ma anche fra i più arretrati a livello infrastrutturale. Una famiglia imparentata con mezza Africa centrale, che ha gestito il potere posizionando nei posti chiave i familiari del presidente e le élite ad esso vicine.

È anche importante ricordare che negli oltre quarant’anni di potere, Omar Bongo era diventato il simbolo di un certo modo di fare politica in Africa, combinando gli affari di Stato con gli interessi personali. L’ex padre padrone di Libreville era diventato la personificazione della françafrique, la vecchia politica post-coloniale francese spesso intrecciata di lati oscuri e relazioni personali, ma soprattutto sostenuta da leader poco presentabili, mantenuti al potere per garantire la cura degli interessi strategici della Francia nelle sue ex colonie.