Estese proteste contro il regime
Togo, ritorno alla Costituzione del 1992?

Nella foto: una giovane donna durante una manifestazione di protesta a Lomé con un cartello in cui si chiedono le dimissioni del presidente Faure Gnassingbé. (buzzdutogo.com)

Un nuovo attore è parso nell’arena politica togolese, il Partito nazionale panafricano (Pnp) (sconosciuto fino a inizio anno) il cui leader è Tikpi Atchadam, uomo del nord.

Sabato 19 agosto i suoi sostenitori hanno manifestato in tutte le città del paese per reclamare il ritorno alla Costituzione - approvata per referendum nel 1992, ma poi modificata da papà Gnassingbé Eyadema - e in favore del voto della diaspora. Quel giorno a Sokodé, città a più di 300 km a nord di Lomé, la capitale, ci sono scappati anche due morti. Altre manifestazioni pacifiche, spesso vietate e represse dalla polizia, si sono tenute ovunque per esigere che il presidente se ne vada. È la prima volta che si vedono in Togo manifestazioni antigovernative importanti non solo nel sud del paese, come sempre, ma anche nel nord, fin qui feudo del potere.

Mercoledì 6 settembre, a centinaia di migliaia i togolesi dell’opposizione sono scesi in strada in una manifestazione, mai così imponente, a Lomé e altre città del paese al grido: «Dopo 50 anni di potere, è arrivato il tempo di sloggiare». La famiglia Gnassingbé, infatti, è al potere dal 1967! La manifestazione faceva eco a quelle dei togolesi a Bruxelles e Parigi, sempre per esigere la partenza, ora, del presidente Faure Gnassingbé, succeduto al papà Eyadema.

Il 15 settembre, finalmente, l’Assemblea nazionale, il parlamento del Togo, sotto la pressione della piazza e di un’opposizione più che mai ringalluzzita, ha incominciato lo studio di un progetto di legge del governo (arrivato in aula il 19 settembre) sulle riforme costituzionali: due soli mandati presidenziali (Faure è al terzo) e scrutinio a due turni.

L’opposizione però denuncia una volontà solo apparente, da parte del governo, di tornare alla Costituzione del 1992. Nella proposta di legge, infatti, manca la fondamentale frase, contenuta nell’articolo 59 della Costituzione del 1992, “in nessun caso nessuno può servire più di due termini”. Il che, lo capiscono tutti, renderebbe possibile a Faure di ripresentarsi tranquillamente nel 2020. Ecco perché l’opposizione pretende nella maniera più assoluta che questa frase sia introdotta nel testo. Ma è proprio quello che il potere rifiuta di fare. Il dialogo tra sordi continua.