NON SONO RAZZISTA MA - GENNAIO 2018
Troppi silenzi sul fascismo di ritorno

Primo Levi

Scrittore e partigiano antifascista (1919-1987), nel febbraio del 1944 è deportato nel campo di sterminio di Auschwitz (Polonia). In Se questo è un uomo, il suo romanzo più conosciuto, racconta la sua vicenda nel campo di concentramento.

Como, Ostia, Pistoia… Episodi preoccupanti che si ripetono: il fascismo sta ritornando. Forse non è mai scomparso del tutto, è rimasto a covare sotto la cenere della democrazia per riaccendersi di fronte al nuovo nemico: gli stranieri che minaccerebbero “razza” e cultura. I paladini della difesa dell’italianità vestono ancora di nero.

Dobbiamo temere di più l’insorgente fascismo che si manifesta nelle sue forme più bieche e arroganti, come l’irruzione a fine novembre di skinhead in un’assemblea di Como senza frontiere (presente anche il comboniano padre Luigi Consonni), oppure l’insipienza e il vuoto di valori di una sinistra che al di là del condannare il gesto non è capace - o, peggio, non ha il coraggio - di proporre valori come solidarietà, eguaglianza, diritti, che dovrebbero invece fare parte del suo corredo genetico?

Ed è poi avvilente il teatrino di chi fa a gara nello sminuire i fatti, nel dire che sono solo ragazzate, come se il nostro paese di queste “ragazzate” non avesse già fatto una tragica esperienza durata vent’anni e una guerra. Come allora, si minimizza, si finge di non vedere. Anche chi sta dalla parte avversa, si guarda bene dal prendere una posizione troppo netta: si condanna, sì, ma più per dovere che per convinzione. Non si sa mai possa costare qualche voto un po’ di solidarietà verso gli immigrati…

La buona borghesia e la classe imprenditoriale, in passato sempre pronte a evocare minacce per la democrazia ogni qual volta la sinistra guadagnava voti, ora tacciono. E nelle istituzioni pochi ricordano che nell’ordinamento italiano l’apologia del fascismo è un reato previsto dall’art. 4 della legge 20 giugno 1952. Un silenzio preoccupante, da fare dubitare che la nostra democrazia abbia anticorpi sufficienti per reagire a queste derive squadriste.

«Chi non conosce il proprio passato, è destinato a ripeterlo», scriveva il filosofo spagnolo George Santayana. Se conoscessimo meglio la storia, quella più recente, ci accorgeremmo della inquietante similitudine dei tempi. Anche all’inizio degli anni Venti si fece finta di non vedere, pensando sotto sotto che fosse il minore dei mali. Sappiamo come è finita.

Non dimentichiamo le parole drammatiche di Primo Levi. «È accaduto, può accadere di nuovo».