Rd Congo. L’esito del voto
Tshisekedi presidente di facciata

Félix Tshisekedi, proclamato presidente il 19 gennaio

Dopo il voto del 30 dicembre 2018 e dopo che il governo ha bloccato l’accesso a internet per nove giorni, il 10 gennaio la Commissione elettorale nazionale “indipendente” (Ceni), il cui responsabile è un uomo del presidente uscente Kabila, ha fornito i risultati parziali attribuendo la vittoria a Félix Tshisekedi, sostenuto dalla coalizione d’opposizione Cach. A lui il 39,57% dei voti, davanti a Martin Fayulu, candidato dell’altra coalizione di opposizione Lamuka (34,83%) e a Emmanuel Shadary, della coalizione pro Kabila (23,84%).

Questo esito del voto è stato subito definito da Fayulu «un colpo di stato elettorale». Del resto sono cifre in totale discordanza con il rapporto pubblicato il 18 gennaio dalla Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco), stilato sulla base di un campione di 13 milioni di voti espressi (su un totale di 18 milioni di votanti). Secondo la Cenco, il vincitore è Fayulu (62,11%), seguito da Tshisekedi (16,93%) e Shadary (16,88%). Il 19 gennaio, la Corte costituzionale, dopo aver esaminato il ricorso presentato da Fayulu, ha proclamato Tshisekedi presidente.

I sostenitori di Tshisekedi, concentrati nella regione del Kasaï, affermano che il paese è di fronte a un’alternanza al potere. In realtà il nuovo presidente è alla mercé di Kabila, che ha gestito il potere per un ventennio. «Il nuovo capo di stato regnerà ma non governerà», sintetizza il politologo Jean Omasombo dell’Università di Kinshasa. E in effetti la coalizione kabilista del Fronte comune per il Congo (Fcc) ha ottenuto alle legislative – anche qui contro ogni logica – 337 seggi parlamentari su 485, cioè la maggioranza assoluta.

Inoltre l’Fcc si è visto attribuire la maggioranza dei seggi alle elezioni nelle 26 province: considerato che ad eleggere i senatori sono i deputati provinciali, è altamente probabile che eleggano Joseph Kabila (che in quanto ex presidente è membro di diritto del senato) presidente del senato. Da questa poltrona potrebbe diventare presidente ad interim del paese, se Tshisekedi avesse qualche grave disavventura politica e/o personale.

Va poi tenuto conto che gli alti gradi dell’esercito, della polizia e dei servizi di sicurezza sono stati tutti nominati da Kabila. È dunque del tutto evidente che, in un contesto del genere, Tshisekedi possa imporre un proprio programma di governo.

Rassegnazione

Dopo la proclamazione di Tshisekedi, si era temuto che potessero scoppiare disordini, soprattutto quando Martin Fayulu aveva lanciato un appello radiofonico invitando i suoi sostenitori a scendere in piazza a Kinshasa. Ma il pesante schieramento di forze dell’ordine e il rischio di un nuovo bagno di sangue hanno ingenerato una provvisoria rassegnazione.

Da notare che il giudizio sul voto della Chiesa cattolica, che ha boicottato la cerimonia d’investitura di Tshisekedi, si è un po’ incrinato il 27 gennaio, quando sei degli otto vescovi del Kasaï, terra d’origine di Tshisekedi, hanno ringraziato Dio per l’elezione del nuovo presidente. Anche la comunità internazionale sembra essersi adeguata ai risultati ufficiali, sebbene l’Unione africana abbia espresso seri dubbi sulla validità del voto. In ogni caso il 24 gennaio, Félix Tshsekedi ha prestato giuramento di fronte a un magro parterre: presente un solo capo di stato, Uhuru Kenyatta (Kenya).

Naturalmente le cause che hanno indotto i congolesi a votare contro il candidato sostenuto da Kabila non sono certo scomparse. Su una popolazione di 83 milioni di abitanti, meno del 9% ha accesso all’elettricità e 13 milioni di persone vivono nell’insicurezza alimentare.