Il presidente riconfermato
Una seconda chance per Macky Sall

E ora bisognerà cominciare a pensare al futuro. Almeno quello dei prossimi anni, che la maggioranza dei cittadini senegalesi - il 58% dei votanti - ha riaffidato a Macky Sall, il presidente eletto per un secondo mandato alle elezioni del 24 febbraio. Non sarebbero d’accordo gli altri quattro candidati, gli sconfitti, secondo i quali ci sarebbero state irregolarità - non rilevate dalla Commissione elettorale - e che comunque hanno deciso di non presentare ricorsi.

Tocca di nuovo al cinquantasettenne presidente geologo, dimostrare che è lui la migliore scelta per il paese.

Dimostrare che quel voto “di fiducia e di fedeltà” come ha detto una sua elettrice durante la campagna elettorale, è stato dato alla persona giusta.

Dimostrare che non è un “terrorista della democrazia” come qualcuno dei suoi oppositori lo ha esageratamente definito, né un “inaguration man”, l’uomo delle inaugurazioni (nel paese, infatti, c’è chi lo accusa di aver presenziato al taglio del nastro di più opere iniziate o messe in cantiere da suoi predecessori che di aver avviato proprie iniziative).

E allora, i prossimi anni saranno una prova del nove e un lascito a quelli che verranno. Se non ci saranno colpi di mano Sall, infatti, non potrà ricandidarsi per un terzo mandato. Questo, inoltre, durerà cinque anni, e non più sette, come lui stesso ha voluto in una riforma di qualche anno fa. Dunque, cinque anni per rafforzare il proprio potere, come sempre accade e non certo solo in Africa, ma anche per attuare quelle promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale. Un altro detrattore politico lo ha definito “l’uomo delle promesse non mantenute”. Ora dovrà dimostrare che non è così.

I primi ad osservarlo saranno i giovani, che rappresentano il 63% della popolazione. A questo punto va ricordato che Ousmane Sonko, arrivato terzo, ha ottenuto il 16% dei voti. Sonko, che ha 44 anni, rappresenta l’anti-sistema, la critica alla vecchia politica, ed è sostenuto da un partito di giovani imprenditori, insegnanti, attivisti. Se resterà all’opposizione, allora bisognerà tener conto delle voci del dissenso che arrivano proprio da lì. Il partito si chiama Pastef, Patrioti senegalesi per il lavoro, l’etica e la fratellanza.

Ma torniamo a Sall. Il presidente, conscio che uno dei maggiori problemi per le giovani generazioni, e non solo, è l’occupazione, ha promesso un milione di posti di lavoro. Nel precedente mandato ne aveva assicurati 500mila. Non sappiamo in che misura tale promessa sia stata mantenuta. In ogni caso, secondo la Banca Mondiale, il peggior periodo per la disoccupazione è stato dal 2006 al 2011 (con un picco del 10.36% nel 2011, appunto). Allora presidente era Abdoulaye Wade (2000-2012). Nel 2017, invece la disoccupazione à arrivata alla sua punta minima, 4.84%.

Seconda promessa: infrastrutture. Soprattutto quelle ferroviarie. Sall ha detto che ricostruirà la storica linea Dakar-Bamako con una base logistica principale a Guinguinéo. Il progetto, per il quale i finanziamenti sarebbero già disponibili, sarà anche collegato ad un centro di formazione professionale in materie ferroviarie.

E poi c’è l’idea di una banca per la diaspora. Il fine è agevolare il finanziamento di progetti per i senegalesi che vivono all’estero e anche il loro eventuale ritorno in patria. E Sall - che viene da una famiglia rurale - non ha dimenticato di assicurare agricoltori e pescatori su interventi dello Stato che dovrebbero garantire lo sviluppo di questi settori.

Insomma, appare chiaro che non sono poche le sfide per il presidente. Almeno quelle al momento sul tavolo. Rispettare le promesse fatte ai suoi elettori. Anzi a tutti i cittadini senegalesi, come ha detto nel suo primo incontro con il governo dopo le consultazioni, il 27 febbraio. Sall ha parlato di unità nazionale. Un discorso che anticipa le celebrazioni del 4 aprile quanto si festeggeranno 59 anni dall’indipendenza.