Africa Orientale
Unesco, patrimoni sempre più a rischio

Nella foto: Lago Turkana (Kenya)

I paesi dell’Africa orientale custodiscono un importante patrimonio culturale e naturalistico da tramandare alle generazioni future. Questa macroregione é il luogo in cui l’umanitá ha avuto origine e da dove l’uomo si é mosso per colonizzare il mondo. Inoltre, vi si trovano ancora vasti territori ricchi di biodiversitá, habitat di innumerevoli specie autoctone vegetali e animali. L’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) ha riconosciuto l’unicitá e l’importanza di questa vasta zona, inserendo numerosi siti nella lista di quelli patrimonio dell’umanitá, che dovrebbero perció essere conservati con particolare cura, perché appartengono a tutti noi.

La massima concentrazione si trova in Kenya e Tanzania che, nel 2016, ne contavano sei e sette rispettivamente. Ma nell’ultima conferenza internazionale svoltasi a Manama, in Barhein, lo scorso giugno, l’organizzazione ne ha degradato uno, ponendolo tra quelli in pericolo.

Si tratta del parco nazionale del lago Turkana, in Kenya, minacciato, così come la riserva di Selous, in Tanzania, dalla costruzione di enormi impianti idroelettrici.

Il parco - che si trova nel Kenya settentrionale a ridosso del confine etiopico - sta soffrendo il devastante impatto delle tre dighe Gilgel Gibe, realizzate in Etiopia lungo il  corso del fiume Omo, l’unico affluente del bacino, il piú grande lago salato dell’Africa, inserito tra i siti da proteggere nel 1997 perché habitat di animali a rischio d’estinzione, come il coccodrillo e l’ippopotamo del Nilo, e numerosi tipi di rettili e serpenti. Oltreché di antiche popolazioni. É considerato inoltre un santuario per la biodiversitá e dunque di fondamentale importanza per lo studio della fauna e della flora autoctona.

La riserva di Selous - 5 milioni di ettari di territorio fino a pochi anni fa incontaminato, habitat di importanti branchi di elefanti e rinoceronti neri oltre che di numerose altre specie - era stata inserita nella lista dei siti da conservare fin dal 1982, ma era giá stata segnalata come a rischio nel 2014 per il diffuso bracconaggio. Oggi lo è ancora di più, a causa del progetto di costruzione di un megaimpianto idroelettrico.

I pericoli derivanti dalle imponenti infrastrutture idroelettriche che avrebbero avuto un impatto devastante e perenne sull’ecosistema delle due aree protette, erano ben conosciuti. La societá civile keniana e tanzaniana si sono mobilitate a loro difesa, sostenute dalle reti ambientaliste internazionali. In Italia molto si é discusso soprattutto dell’impatto della diga Gilgel Gibe III, costruita dall’impresa italiana Salini. Ma non é stato abbastanza. I due santuari hanno evidentemente giá subito danni cosí gravi da non avere piú le caratteristiche necessarie per rientrare tra quelle segnalate dall’Unesco come patrimonio dell’umanitá. Un’altra perdita incalcolabile per il nostro pianeta, per tutti noi e per chi ci seguirá.

Nella stessa conferenza internazionale é stata riconosciuta l’importanza di un altro sito che si trova in Kenya. Si tratta di Thimlich Ohinga, un insediamento umano risalente probabilmente al XVI secolo, caratterizzato da una recinzione di imponenti mura di pietra costruite a secco. Thimlich Ohinga si trova nella zona del lago Vittoria, a nord ovest della cittadina di Migori. La struttura era probabilmente una fortezza e serviva come protezione per comunitá umane e bestiame. Nella motivazione per l’inserimento del sito nella lista dell’Unesco si dice che Thimlich Ohinga é l’esempio di insediamenti tradizionali di comunitá pastorali nel bacino del lago Vittoria, comuni fino al secolo scorso.