La gente non boccia al-Sisi

Nell’intervento audio di un analista che vive nel paese del Nilo c’è tutta la contraddizione che attraversa l’Egitto. Mentre sono migliaia gli oppositori incarcerati e torturati, il popolo che vive lontano dal Cairo è poco interessato alle loro storie. Rispetta il generale per la risposta ai loro bisogni

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Nella foto catturata da un amico Sarah Hegazi solleva una bandiera arcobaleno durante un concerto al Cairo nel 2017. Non molto tempo dopo è stata arrestata e torturata dalle autorità egiziane. Morirà suicida in Canada il 13 giugno 2020. (Credit: Amr Magdi / Twitter)

Secondo Amnesty International in Egitto spariscono ogni giorno due oppositori. Dal 2016 al 2019 sono stati almeno 2.400 i condannati a morte.

Poi c’è chi si salva dal carcere. Non dagli incubi che l’attraversano per le violenze subite. Come è successo a Sarah Hegazi, arrestata nel 2017 al Cairo per una bandiera arcobaleno e che si è suicidata in Canada il 13 giugno. Incarcerata per il fatto di essere lesbica, dietro le sbarre aveva denunciato violenze e torture.

Poi, una volta fuori, si sono aggiunti le pressioni e lo stigma sociale. E non ce l’ha fatta. Per non parlare di Giulio Regeni, rapito il 25 gennaio 2016, e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo. Una fine, la sua, di cui si conoscono i responsabili. Ma non esiste la verità del diritto per poterli portare davanti alla sbarra.

Un paese guidato con polso autoritario dal generale presidente Abdel Fattah al-Sisi, che ha preso il potere nel 2014 a spese del governo democraticamente eletto di Mohammed Morsi e della Fratellanza musulmana. Un argine al terrorismo islamista, è stata la giustificazione che i paesi occidentali hanno addotto per giustificare il loro appoggio al nuovo faraone egiziano.

Ma regge ancora? La domanda che abbiamo girato a un analista che vive e lavora in quel paese (e che vuole mantenere l’anonimato) è se un al-Sisi utile per la stabilizzazione del paese affinché eviti di cadere nelle mani dell’estremismo islamico possa ancora giustificare le violenze e le violazioni dei diritti umani basilari.

Se una donna è torturata per una bandiera o se un ricercatore italiano è rapito e trucidato e se centinaia di oppositori rischiano la stessa sorte nelle carceri egiziane, quale è la differenza con l’estremismo di sponda musulmana?

La risposta che dà è sorprendente: alla gente comune, soprattutto delle città che non siano Il Cairo o Alessandria, interessa davvero poco delle violazioni dei diritti. Al-Sisi è giudicato per la risposta ai loro bisogni. E finora le sue politiche sono andate nella direzione della povera gente. Questo il podcast col suo intervento.