Le notizie dall’Africa in podcast – Giovedì 2 luglio 2020

Ascolta le principali notizie di oggi dal continente, a cura della redazione di Nigrizia

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Proteste Oromo in Etiopia (Credit: tellerreport.com)

Oggi parliamo di decine di morti in seguito alle proteste nella regione Oromo, in Etiopia, di nuovi ingressi di rifugiati in fuga dalla Rd Congo in Uganda, e della rinuncia alla richiesta di dimissioni del presidente, da parte dell’opposizione in Mali.

Etiopia: decine di morti in seguito alle proteste nella regione Oromo

E’ salito ad almeno 50 morti il bilancio delle proteste scoppiate nella regione Oromo, in seguito all’uccisione, lunedì, del popolare musicista e attivista oromo Hachalu Hundessa. Tra le vittime ci sono manifestanti e membri delle forze di sicurezza, ha detto il portavoce regionale. I morti sarebbero 81 secondo il capo della polizia regionale.

Il leader storico dell’opposizione oromo, Bekele Gerba, e il magnate dei media Jawar Mohammed sono stati arrestati. Le proteste riflettono il sentimento di emarginazione della popolazione oromo, mettendo a nudo divisioni nel cuore del governo del primo ministro, dopo lo slittamento delle elezioni, previste ad agosto. Abiy Ahmed ha denunciato ieri un tentativo di destabilizzazione. Oggi, si terrà il funerale del musicista, vittima, secondo la polizia, di un omicidio mirato.

Uganda: nuovi ingressi di rifugiati in fuga dalla Rd Congo

L’Uganda ha aperto temporaneamente ieri parti del suo confine con la Repubblica democratica del Congo per consentire l’ingresso ai rifugiati congolesi in fuga dalla violenza. Due valichi di frontiera rimarranno aperti per tre giorni. Almeno 3mila persone sono fuggite dalla Rd Congo a maggio e sono rimaste bloccate nella terra di nessuno per più di un mese, perché l’Uganda ha chiuso i suoi confini a marzo per controllare la diffusione del Covid-19.

In Congo intanto continuano i massacri. 1.777 persone sono state uccise dall’inizio dell’anno nella provincia orientale dell’Ituri, in violenze perpetrate da gruppi armati, secondo un rapporto del coordinamento della società civile locale.

Mali: l’opposizione rinuncia alla richiesta di dimissioni del presidente 

In Mali il Movimento 5 giugno, la contestazione affermatasi in questi mesi sotto la guida dell’influente imam Mamoud Dicko, non chiede più la testa del presidente Ibrahim Keita ma continua ad esigere il rinnovo integrale dei membri della Corte costituzionale, accusati di brogli nelle ultime elezioni legislative, e lo scioglimento del parlamento.

Il popolo maliano è stretto dalle minacce del Covid-19 e del terrorismo jihadista che continua a seminare terrore e a rapire membri autorevoli dell’opposizione e delle amministrazioni locali. Le proteste riguardano la consistente vittoria del partito al potere alle elezioni legislative di marzo.