Le notizie dall’Africa in podcast – Giovedì 16 luglio 2020

Ascolta le principali notizie di oggi dal continente, a cura della redazione di Nigrizia

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Il primo ministro russo Vladimir Putin e "lo chef del Kremlino", Yevgeny Prigozhin. (Credit: ridl.io)

Oggi parliamo delle sanzioni imposte dagli Usa a uno stretto collaboratore del premier russo Putin accusato di destabilizzare il Sudan, delle dimissioni del primo ministro tunisino e del rapporto Asgi sulle attività delle ong nei centri di detenzione per migranti in Libia.

Sudan: gli Usa sanzionano l’alleato di Putin, Yevgeniy Prigozhin

Ieri gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a società legate all’alleato del presidente russo Vladimir Putin, Yevgeniy Prigozhin, accusato di lavorare per destabilizzare il Sudan e sfruttare le sue risorse naturali. Le misure sono dirette contro tre persone e una rete di cinque entità in Russia, Sudan, Hong Kong e Tailandia, che avrebbero aiutato Prigozhin a eludere le sanzioni imposte al Sudan.

Nel paese Prigozhin è accusato di sostenere M Invest, società che con l’ausilio di paramilitari avrebbe aiutato il deposto presidente El-Bashir a sopprimere le proteste anti-regime scoppiate nel 2018. Le sanzioni riguardano anche la società sudanese Meroe Gold, collegata a M invest.

Tunisia: si è dimesso il primo ministro Fakhfakh

Il primo ministro tunisino Elyes Fakhfakh, scelto a febbraio per guidare un governo di coalizione, si è dimesso ieri dopo uno scontro con il partito di ispirazione islamica Ennahdha. Già in mattinata c’era stato l’intervento del presidente della repubblica Saied, in cui lo invitava a lasciare l’incarico.

Il premier paga, ufficialmente, le accuse che gli sono state rivolte di un presunto conflitto di interesse per la sua partecipazione azionaria al gruppo Valis, che si era aggiudicato alcuni appalti ad aprile.

Per il momento nessuno schieramento politico sembra avere i numeri per governare e Saied è chiamato a intervenire per evitare un pericoloso vuoto politico in un momento di grave crisi sociale ed economica post Covid-19 che porterà a una dura recessione in autunno.

Libia: rapporto Asgi sulle attività delle ong nei centri di detenzione per migranti    

Bandi funzionali alla strategia di contenimento dei flussi dei migranti irregolari. È questa la conclusione a cui arriva il rapporto “Profili critici delle attività delle ong italiane nei centri di detenzione in Libia con fondi dell’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo”. Il report, pubblicato ieri dall’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), indaga sulle conseguenze giuridiche degli interventi nei centri libici, finanziati con 6 miliardi di euro dall’Aics.

Interventi spesso rivolti a mantenere in efficienza le infrastrutture detentive, sostituendo la gestione quotidiana del governo libico, senza migliorare la condizione dei detenuti stranieri. Finalità considerata primaria dai bandi e dai progetti finanziati dalle organizzazioni non governative.