Le notizie dall’Africa in podcast – Mercoledì 22 luglio 2020

Ascolta le principali notizie di oggi dal continente, a cura della redazione di Nigrizia

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Massacri a Beni (Credit: ishiabakasonga.blogspot.com)

Oggi parliamo dell’infinita scia di massacri di civili nell’est della Rd Congo, dell’allarme dell’Oms per il diffondersi della pandemia di Covid-19 in Africa e del processo a Eni e Shell per presunte tangenti in Nigeria, in corso a Milano

Rd Congo: continuano i massacri di civili in Nord e Sud Kivu

Ancora massacri all’est della Repubblica democratica del Congo sotto il silenzio e l’impotenza del mondo. Nella notte tra il 16 e il 17 luglio scorso oltre 220 persone sono state trucidate, diverse donne violentate e alcune case bruciate a Kipuku nel territorio di Mwenga, nella regione orientale del Sud Kivu, da presunti gruppi armati Gumino e Twingwaneho.

Lunedì scorso nella città di Beni sette civili sono stati uccisi in un’incursione della milizia ADF. Lunedì 30 deputati della regione hanno denunciato questi crimini ed espresso la loro crescente preoccupazione per queste violenze. Il vescovo di Uvira, Joseph Muyengo, originario di queste zone, si dice profondamente addolorato per questo genocidio silenzioso.

Covid-19: allarme dell’Oms per la crescente diffusione del virus in Africa

L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un allarme lunedì sulla diffusione del Covid-19 in Africa, avvertendo che il numero crescente di contagi in Sudafrica (dove si concentra oltre la metà di tutti i casi del continente) potrebbe essere un “precursore” per il dilagare della pandemia in tutto il continente.

Con 750,451 casi confermati e 15.738 decessi, l’Africa resta una delle regioni al mondo meno colpita dal coronavirus, ma l’Oms si è detto preoccupato per l’accelerazione continua dei contagi nelle ultime settimane, per la rimozione, in molti paesi, delle misure di contenimento e per la ripresa dei voli internazionali. La nazione più colpita, il Sudafrica, è il quinto paese al mondo per numero di contagi con 381.798 casi confermati e 5.368 morti.

Processo Opl-245 a Milano: chiesti 8 anni di carcere per l’Ad di Eni e il suo predecessore

Nove anni fa due compagnie petrolifere, l’italiana Eni e la britannica Shell, avrebbero versato una maxi tangente a politici nigeriani per ottenere, senza gara d’appalto, i diritti di esplorazione del blocco petrolifero denominato Opl-245.

Ieri il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro, nell’ambito del processo in corso da due anni a Milano, hanno chiesto 8 anni di carcere per due degli imputati, accusati di corruzione internazionale: l’ad di Eni Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni. Hanno chiesto inoltre 10 anni per l’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete e che sia confiscato a Eni e Shell 1 miliardo e 92 milioni di dollari, cifra che corrisponde all’ammontare della tangente.